LA CASA DI CORALLO - Stagione n.4 (2001-2018): dagli anni terribili post Tricase al rilancio, nel segno dell'esercito torrese...

27.04.2020 07:29 di tuttoturris .com   Vedi letture
Fonte: Ettore Troia
LA CASA DI CORALLO - Stagione n.4 (2001-2018): dagli anni terribili post Tricase al rilancio, nel segno dell'esercito torrese...

La casa di corallo 

(Quarta stagione 2001 - 2018)

Oggi possiamo dirlo senza ombra di dubbio. Nel 2001 il mondo conosciuto fino ad allora si accartoccia su se stesso senza speranza. E’ per questo che incroceremo storie nuove che parlano di nani, ballerine, figuranti e presidenze come monarchie senza corona, con figli d’arte senza arte né parte. Ma anche storie consegnate all’eternità.

Partiamo da quel luglio torrese del 2001, in cui il caldo toglie il respiro (ma non c’entra poi granché). Quando Vincenzo Strino esce di casa assediato dai pensieri, non riesce a capacitarsi di niente e di nessuno: ‘E’ facile giudicare un brutto periodo comodamente rilassati nei luoghi di vacanze. Adesso tutti professori e addetti ai lavori’. La Turris è retrocessa veramente, pensa e ripensa. La gente chiede, si interroga, qualcuno ironizza addirittura. Previsioni postume e complotti si sprecano dopo la caduta nel campionato di interregionale.

Nello stesso preciso momento, Ciro esce dalla sua casa di via Ignazio Sorrentino per cominciare una nuova avventura tra le file del Nola, in serie D. La sua, però, è una serie D attesa a lungo, da promessa del calcio qual è. Ciro è nato nel 1979 e, a quei tempi, il fenomeno Strino militava in C con la Turris. Non si sono mai incontrati prima ma il giovane Ciro conosce la storia ed è tifoso corallino con un sogno nel cuore, quello di tutti i ragazzi nati da queste parti. Sono anni terribili, senza alcun dubbio. Servono esempi, forze nuove, unità di intenti. Così la bandiera Strino prova ad arginare la deriva calcistica mettendoci spesso la faccia con ogni tipo di contributo, facendo spesso da parafulmine alla pochezza di personaggi senza scrupoli. Ci prova, ma non può arginare da solo la caduta verticale, tanto che la fine arriva lo stesso con la retrocessione ai confini con la categoria perduta chiamata Promozione.

Eppure non è un sacrificio inutile perché qualcosa, lentamente, sta davvero cambiando. Non parliamo di clamorose svolte societarie però; quelle continueranno a restare situazioni paludose e mediocri buone solo a creare inutili divisioni e sudditanze varie verso il signorotto di turno. La speranza dell’epoca nata con Vincenzo Strino si materializza molto più avanti quando Ciro Manzo diventa il capitano e garante di un nuovo progetto calcistico di rilancio (2012). Esatto, proprio il ragazzo classe ‘79 cresciuto a due passi dallo stadio Liguori. Il progetto sportivo, in verità, non riesce ad ottenere gli effetti sperati ma il ragazzo di via Ignazio Sorrentino sente il peso della responsabilità ed ha intenzione di arrivare fino in fondo a questa storia. Manzo gestisce lo spogliatoio da capitano con annessi e connessi e, in giro per la città, diventa un esempio di attaccamento e coerenza che non si vedeva dai tempi di... Vincenzo Strino.

Insieme al nuovo capitano per acclamazione altri ragazzi fanno parte di questo esperimento di rilancio sentimentale della Turris, come Ivan Visciano, classe 1987. E l’impegno e la serietà di questo giovane esercito torrese ottiene un primo timido miglioramento. Se da un lato i risultati calcistici continuano a latitare, l’abnegazione della nuova generazione guidata dal carismatico Ciro fa da contraltare alla mancanza di obiettivi immediati e, decisamente, da nuovo collante sociale. Ci si avvicina a piccoli passi all’obiettivo prefissato. Perché Enzo lo aveva sempre saputo. Quando cadi rumorosamente (le cadute saranno ancora tante) puoi solo provare a rimetterti in piedi. Enzo Strino era una bandiera di quelle che non hanno scelta. Lo capirà pure il popolo corallino, una volta per tutte, in quella domenica di un triste dicembre 2015, il giorno in cui il feretro di Strino, portato in spalla da capitan Manzo, riceveva l’ultimo saluto di uno stadio ‘Liguori’ senza più lacrime.

A questo punto, però, succede qualcosa che non si vedeva da tempo, forse proprio da quel dannato 2001. Si rivedono incontri dimenticati di gente finalmente riunita e generazioni diverse con una sola voce, con una storia che unisce tutti orgogliosamente, nonostante tutto. Scopriremo poi che la luce sportiva non era poi così lontana, con l’avvento di un certo Colantonio. Prima però sarebbero arrivate le celebrazioni, i convegni, i ricordi di una città che si ritrovava unita nel nome della sua ‘unica bandiera’. ‘Questa è la nostra storia e riguarda tutti, per tutta la vita’. Il suo lavoro poteva dirsi finalmente concluso. Così, a quel punto, Vincenzo Strino finalmente si addormentò.

Ettore Troia