Tutto E' - La nuova vita di Varutti: "Il sogno è fare il team manager, magari tornando alla Turris..."

02.12.2023 12:58 di Vincenzo Piergallino   vedi letture
Fonte: Tutto E' - Sport (Nello Giannantonio)
Tutto E' - La nuova vita di Varutti: "Il sogno è fare il team manager, magari tornando alla Turris..."

Dicono che il muscolo più importante di un calciatore, in fondo, sia il cuore. Mickael Varutti ce ne ha messo tanto nel corso della sua carriera nel macinare chilometri sulla sinistra, ma proprio quel cuore in un certo senso lo ha “tradito”. Metti una mattina qualunque in ritiro in un fine luglio qualunque. Era il 2022: la Turris di Max Canzi prepara la nuova stagione a San Gregorio Magno; il trauma in allenamento, lo spavento, le grida, un’ambulanza e la degenza in ospedale ad Eboli. Ed una prima diagnosi che diventerà col tempo inappellabile sentenza: “Al novantanove per cento non potrai più giocare a calcio”.

Mickael, a 32 anni, per qualche tempo crede ancora in quell’un per cento, come dichiarato al settimanale locale Tutto E': “Ci ho sperato, andavo su e giù da Firenze, dove vive la mia famiglia, a Roma per sottopormi a visite e controvisite, poi scendevo a Torre per stare comunque vicino ai miei compagni, ma l’idoneità alla pratica sportiva non è più arrivata. Come spesso accade in Italia, nessun medico ha voluto assumersi questa responsabilità, ma è giusto così. Alla fine, mi han detto che ho avuto sia un infarto che un’ischemia, con cause mai realmente individuate per essere stato sempre un atleta sano. I primi mesi durissimi, ho sofferto - racconta l’ex calciatore -. Poi mi sono detto: la vita va avanti e sono ancora qua, ho una bella famiglia, avrei sposato presto la mia compagna e ci è arrivato il dono di una seconda bambina. E allora mi sono rimesso a studiare per dare ancora qualcosa al calcio”.

Prima un corso da team manager da remoto, poi l’opportunità di una borsa di studio della Figc per segretario amministrativo di società di calcio professionistiche: “Ho imparato tante cose e tante ne sto imparando adesso all’Arezzo Calcio, dove sto sostenendo un anno di stage. Mi hanno chiamato i direttori Giovannini e Cutolo, che già conoscevo ed avevano bisogno di una mano sia per il settore giovanile che per la prima squadra, così mi sono messo in gioco con tanta voglia di apprendere. Perché, ecco, l’importante nel calcio sono anche i rapporti che costruisci e credo che di Varutti si sia sempre parlato prima come uomo e poi come giocatore. Un’altra persona che mi è sempre stata vicina, anche se mi ha allenato solo per qualche settimana, è stata mister Canzi, un uomo serio”.

Il suo futuro nel calcio Mickael lo vede, tuttavia, sotto un’altra veste: Mi sento più tagliato per il ruolo di team manager. E, perché no, un giorno tornare a lavorare per la Turris, dove pure ho lasciato tanti amici che mi sono stati vicini tra cui il segretario Peppe Panariello, col quale spesso oggi mi confronto. In realtà, un piccolo approccio c’era stato quando è andato via Di Nola, ma ero già impegnato con l’Arezzo e sono molto a mio agio in questo club. Fare il team manager mi consentirebbe di avere ancora il contatto con i calciatori ed il rettangolo verde, stando giusto dietro la linea bianca ma non in tribuna”.

Un rettangolo che il laterale mancino, detto “freccia rossa” a Torre del Greco, avrebbe potuto calcare ancora per un po’: “Stavo bene, avevo disputato un buon campionato con Caneo. E il mio dopo-carriera avevo in mente di programmarlo qualche anno prima; poi, senza saperlo, quella dei playoff con la Turris a Foggia è stata la mia ultima partita. Che ho giocato senza saperlo. Oggi guardo tante gare, dalla serie A alla serie C, ma quando in tivvù mi appare lo stadio di Foggia mi viene ancora il magone”.