Sfatato un tabù: la Turris può anche osare, ma con gli interpreti giusti!

04.03.2021 10:09 di Vincenzo Piergallino   Vedi letture
Sfatato un tabù: la Turris può anche osare, ma con gli interpreti giusti!
© foto di Pasquale D'Orsi

Con il ko di Potenza, la Turris ha commesso sicuramente un passo indietro dal punto di vista del risultato, ma non tanto nella filosofia di gioco che ha intenzione di inculcare il nuovo corso della gestione Caneo. Infatti, nonostante la giornata negativa e alcune prestazioni individuali da dimenticare, si è comunque rivista, così come contro la Casertana, l’idea di una squadra che vuole attaccare la partita e non attenderla esclusivamente per agire di rimessa e pungere dopo aver tenuto botta ad una serie di sussulti, come spesso avveniva in passato. 

La sconfitta del Viviani, seppur pesante nell’ottica del discorso salvezza, non è comunque paragonabile alle ultime debacle esterne con Francavilla, Monopoli e Paganese, dove la Turris era sembrata troppo remissiva e in balia dell’avversario, incapace di rendersi pericolosa con una certa incisività. Invece, martedì pomeriggio, nonostante tutto, i corallini hanno prodotto una discreta dose di rifornimenti nell’area di rigore avversaria, evaporati per mancanza di cattiveria e di precisione sotto porta. Evidentemente questa volta, rispetto alla vittoria convincente con la Casertana, qualcosa non ha funzionato soprattutto nella fase di non possesso. Ed è probabilmente da qui che ripartirà mister Caneo per correggere i difetti riscontrati.

La Turris delle ultime uscite ha dimostrato che, se vuole, può anche applicare un gioco più temerario e collettivo, meno individualista e speculativo. Ha dimostrato che è capace anche di osare e di condurre il match, sfatando il tabù della squadra necessariamente monotematica per nascondere alcuni suoi limiti. Ma l’efficacia di questo nuovo credo passa necessariamente attraverso gli interpreti giusti, altrimenti rischia di naufragare nel campo delle belle intenzioni ma poi irrealizzate. Baricentro alto, grande intensità e forte aggressione sul portare di palla avversario non sembrano poter prescindere da giocatori di corsa e sempre al top della condizione, soprattutto nella mediana a due, dove l’idea del doppio playmaker si è rivelata controproducente per la scarsa interdizione. Stesso dicasi con il discorso dei “braccetti” tra gli intermedi della difesa a 3 e gli esterni di centrocampo, a sensazione non applicabile con la stessa efficacia da tutti gli elementi presenti in rosa, richiedendo caratteristiche ben precise nell'accompagnare l'azione. 

Insomma, la sensazione è che la nuova proposta di mister Caneo necessiti, se attuata fino in fondo, scelte drastiche, forse anche impopolari, ovviamente con la piena condivisione della società. Infatti, la storia dice che allenatori come l’ex Rieti hanno ottenuto i risultati più strabilianti anche attraverso vere e proprie rivoluzioni, impossibili però senza il pieno appoggio del club, soprattutto all’inizio delle stesse.