Dritte sulla C - Il ds Accardi: "Categoria complessa e costosa, ecco le differenze con la D. Serve almeno 1 milione di euro, ammortizzabile con il contributo giovani..."

16.05.2020 13:37 di Vincenzo Piergallino   Vedi letture
© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com
Dritte sulla C - Il ds Accardi: "Categoria complessa e costosa, ecco le differenze con la D. Serve almeno 1 milione di euro, ammortizzabile con il contributo giovani..."

In attesa dell’ufficialità del ritorno della Turris in serie C, il ds Guglielmo Accardi, attualmente alla Paganese ma anche ex Casertana ed esperto della terza serie, nel corso della trasmissione “4 chiacchiere sulla Turris” ha un po’ illustrato le caratteristiche di una categoria che è cambiata radicalmente nell’ultimo decennio: La Turris ritroverebbe una serie C completamente diversa da quella che ha lasciato tanti anni fa. Si tratta di una categoria nella quale le società sono in tutto e per tutto delle aziende, con una struttura particolare e complessa, del tutto diversa dalla D. Cambiano gli interlocutori, le norme, ma soprattutto gli aspetti economici ed amministrativi. Oggi le società di C hanno bisogno di una serie di consulenti che curino l’aspetto fiscale, tributario e professionale. I club stessi devono subire delle trasformazioni giuridiche per essere sottoposte ad un certo controllo dagli organi preposti. Servirà dunque un lavoro importante per adeguarsi alla categoria”.

Il ds Accardi aggiunge: “Dal punto di vista tecnico, ogni salto di categoria impone un approccio diverso per disputare il campionato. Ovviamente, rispetto alla D ci sono giocatori con maggiore qualità e più strutturati dal punto di vista fisico. Quest’ultimo aspetto diventa determinante soprattutto nel salto di categoria dei giovani dai Dilettanti. In generale, le difficoltà per una neopromossa sono tante, ma se si affrontano i passaggi citati con la giusta umiltà e con la consapevolezza di dover lavorare il doppio rispetto a quanto fatto prima, il percorso poi può essere in discesa”.

Sui costi della C: Il campionato dal punto di vista economico ti espone a grandi spese ma allo stesso tempo non offre grandi entrate, a meno che non si voglia intraprendere la strada dell’utilizzo dei giovani per accedere ai contributi di valorizzazione, messi a disposizione dalla Federazione. E’ chiaro che poi bisogna trovare un equilibrio tra l’obiettivo sportivo e quello di tipo economico finanziario. Ciò fa sì che in genere il campionato di serie C si spezzi in due tronconi: la prima parte con società che spesso rappresentano grandi città e grandi realtà economiche, che decidono di non puntare sul minutaggio per costruire organici di un certo livello ed in grado di vincere subito; la seconda parte, invece, con realtà che affrontano il campionato con la consapevolezza di non poter competere a certi parametri, puntando al mantenimento della categoria e alla plusvalenza di qualche giovane, in modo da alleviare i costi di gestione”.

Accardi rivela: Oggi per affrontare un campionato di serie C c’è bisogno almeno di un budget minimo di 1 milione e 200 mila euro, che può essere ammortizzato in parte con il minutaggio dei giovani, in parte con le variabili di sponsor e botteghini. In questo modo comunque è molto improbabile che, con le condizioni odierne, si possa ottenere un pareggio di bilancio, ma quantomeno si può riuscire a contenere il disavanzo”.   

Sulla C del futuro: Non è attraverso la riduzione delle squadre partecipanti che si salva la sostenibilità della categoria, ma attraverso un sistema di agevolazioni fiscali per i club ed una ridistribuzione più equa dei contributi della Legge Melandri, ad oggi quasi tutti appannaggio della serie A. Anche attingere da un fondo relativo alle scommesse sportive potrebbe dare un po’ di respiro alle casse delle società. Inoltre, personalmente amplierei la piattaforma della C a quei bacini d’utenza che darebbero ulteriore lustro e linfa economica alla categoria. Parlo della Turris ma anche di tante altre realtà storiche della Campania, così come in altre regioni…”.