Venerato: "Turris-Bari come Napoli-Juve. Dai corallini un assist in più per rimodernare il Liguori e... sostenere Colantonio!"

26.11.2018 19:10 di Vincenzo Piergallino   Vedi letture
Venerato: "Turris-Bari come Napoli-Juve. Dai corallini un assist in più per rimodernare il Liguori e... sostenere Colantonio!"

Due acuti di Celiento, poi Vacca e Varchetta (sembra un gioco di parole ndr) ed il gioco è fatto. Groggy anche il Locri. Fabiano (Santo subito?) allunga la striscia positiva: una sorta di cometa che porta i Re Magi corallini verso l’agognata grotta. 

7 vittorie e 2 pareggi in 9 gare: nonostante incidenti di percorso legati al campo e infortuni di grave entità, come quello capitato allo sfortunato Di Nunzio. Sabato riapre il mercato di serie D e il patron Colantonio (che Torre dovrebbe ricordare pedissequamente nelle sue preghiere) insieme a ds e allenatore riuscirà sicuramente a reperire pedine idonee ed adatte alla pugna.

Domenica ero impegnatissimo (dovevo chiudere un pezzo per 90esimo e soprattutto preparare la Domenica Sportiva con le mie esclusive sul Marotta neroazzurro), ma grazie a questo illuminante sito ero iper aggiornato su Locri. Se dalla Calabria pervenivano splendide notizie, l’Ipad non faceva altrettanto (ho Sky Go) su quanto accadeva a Fuorigrotta. Il Napoli bloccato dal Chievo, dai legni e da Chiffi (rigore ciclopico negato a Callejon!!!). 

I due club del mio cuore (non c’è un ordine di entrata. E’ come per i figli: sono tutti uguali, anche se danno soddisfazioni diverse) vantano l’identica classifica e lo stesso spauracchio. Se i partenopei rischiano di dover deporre nuovamente le armi contro la Juve, la Turris è attesa dall’identica impresa disperata: fare la festa al Bari strafavorito. La piazza d’onore potrebbe servire a poco ma solo apparentemente. Innanzitutto vale Champions (per il ciuccio) e playoff (per i rosso corallo). Senza dimenticare la possibilità di essere ripescati. E qui casca l’asino (giusto per rimanere in tema azzurro). La Lega favorirà chi ha un impianto di gioco all’altezza della serie C. Quindi il vetusto Liguori necessita di un deciso lifting. Un motivo in più per affidare la gestione del catino torrese a Colantonio. Il sindaco Palomba e la sua giunta facciano di tutto (anzi di più) per chiudere la querelle.  

Colantonio mi appare come un uomo solo, almeno dall’esterno (non vivo a Torre: è una impressione, non una certezza), in balia delle onde. Solo se la città tutta fa sintesi, la Turris riuscirà a riprendersi ciò che ha smarrito da tanti lustri. Il patron ha fatto tanto ma non potrà cantare e portare la croce per troppo tempo. Meglio dirlo prima. In passato ci sono stati tanti piccolo imprenditori che si sono svenati per la squadra del cuore (ricordo il mio amico Baldassarre: sedotto e abbandonato da troppi ipocriti e furbetti del “contrattino”). Evitiamo altri scempi.

La Turris, per chi vive lontano, è qualcosa di più di una semplice squadra di calcio. E’ il biglietto da visita di tanti emigranti: un modo come un altro per dimostrare che la propria città vanta anche aspetti positivi, non solo quelli legati a criminalità, immondizia e disoccupazione. Ecco perché chi si occupa della cosa pubblica non può ignorare impunemente le problematiche strutturali della società.

Il Liguori resta la nostra chiesa laica. Quanti ricordi su quegli spalti. Li porto ancora dentro. Anche oggi dopo tanti anni. Rammento gli echi dello stadio da ragazzino. Spesso sostavo a pochi passi da viale Ungheria, a casa di Mimmo Morgano, padre del mio amico del cuore Vittorio (a sua volta marito di Marianna, donna dolce e sensibile).

A Mimmo devo tanto: parte della mia crescita professionale è figlia dei suoi saggi consigli. Lavorava all’emeroteca Tucci e mi dava dritte sulle grandi firme del giornalismo campano, descrivendomi con certosina pazienza pregi e difetti di ognuno di loro. Mimmo era sposato con l’indimenticabile Gianna (una sorta di zia d’adozione: era amica di infanzia della mia povera mamma Anna) ed era dotato di rara competenza calcistica e culturale. Ho scoperto i saggi di Luciano De Crescenzo a casa Morgano. E con Mimmo (ed ovviamente Vittorio) dissertavo di tattica e di calcio. Mi hanno trasmesso l’amore per il calcio brasiliano. Seguivamo su Tele Europa le cronache di Mario Mattioli (poi mio carissimo collega in Rai) e ci esaltavamo tutti e tre per Zico e il Flamengo. Quando iniziai la mia carriera giornalistica seguendo la Turris, Mimmo era il mio consigliere personale, la mia cattiva coscienza: era diretto e severo, ligio ed etico. E come me aveva solo due amori pallonari: Turris e Napoli. Ci divideva solo la politica, ma quello era un banale dettaglio.

La Turris per tanti di noi non è solo un team di calcio, ma una vera e propria fede. Aveva ragione il geniale (e mai troppo rimpianto) Pier Paolo Pasolini: il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E’ rito nel fondo, anche se evasione. Da Pasolini ad Albert Camus il passo è breve: “Non c’è altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”. Il Liguori resta la darsena dei nostri sentimenti.

Ciro Venerato

Capo Servizio Rai