Il 2017 della Turris, un anno da dimenticare: l'addio di Giugliano tra flop e debiti. Colantonio per la rinascita!

31.12.2017 06:30 di Vincenzo Piergallino  articolo letto 615 volte
Il 2017 della Turris, un anno da dimenticare: l'addio di Giugliano tra flop e debiti. Colantonio per la rinascita!

Il 2017 della Turris si chiude in zona playout relativamente alla classifica, ma ci sono tanti buoni motivi per guardare al futuro con occhi quantomeno speranzosi, soprattutto se viene fatto qualche passo indietro, fino agli ultimi giorni di luglio, quando il club corallino era di nuovo ad un passo dal baratro, come avvenuto già due anni prima nel post Moxedano. Una morte scongiurata ancora una volta in extremis, con il torrese Antonio Colantonio che alla fine ha deciso di fare il grande passo, rilevando una società fortemente indebitata ed entrando in un mondo per lui assolutamente nuovo e inesplorato, con tutti i rischi che ciò poteva comportare.

LA FINE DELL’ERA GIUGLIANO - Il 2017 della Turris inizia male, con una squadra ridimensionata dal mercato dicembrino e con la fuga dei primi dirigenti. Un progetto basato su una società allargata ma dalle fondamenta fragili, che ben presto si sgretola, con la squadra che lamenta i mancati pagamenti con largo anticipo. Iniziano così gli sfoghi social dei giocatori, Danucci su tutti, come successo anche due anni prima in Eccellenza. Giugliano si sente solo e gradualmente perde tutto l’appoggio della piazza, mortificata dal caos stipendi. Ad un certo punto i risultati sportivi passano in secondo piano, con l’ambiente che comincia a temere per il futuro della Turris, tanto da chiudere la stagione con una forte contestazione nei confronti di Giugliano e soci, che di fatto sancisce la fine del connubio con l’imprenditore stabiese. 

SOLITA ESTATE DI PASSIONE - Si arriva all’ennesima estate calda con Giugliano che prima sembra chiudere un accordo con Raffaele Niutta, ex patron della Frattese, per la cessione della Turris, salvo poi farlo saltare dopo vari botta e risposta a mezzo stampa. Nel mentre si susseguono fantomatiche trattative, fino ad arrivare al duo Gaglione-Colantonio, ipotesi però poco gradita ad una parte della tifoseria, che preferirebbe al timone soltanto l’ex presidente del settore giovanile corallino. Saltato dunque anche questo scenario, riprende corpo addirittura l’ipotesi di un “Giugliano Quater”, possibilità però subito bocciata da un duro comunicato del tifo organizzato.  

LA SVOLTA IN EXTREMIS - A questo punto Giugliano minaccia addirittura di trasferire il titolo altrove, ma solo alla vigilia dell’ultimo giorno utile per completare l’iscrizione in serie D si dichiara disposto a cedere subito la Turris a Colantonio. Un’uscita forse strategica, che costringe l’imprenditore torrese ad una scelta rischiosissima in poche ore, ossia a rilevare il club praticamente “a scatola chiusa”, dato che il tempo materiale per le verifiche contabili del caso purtroppo non c’è. Nonostante ciò, spinto anche a gran voce da una piazza che rivedeva di nuovo lo spettro della scomparsa, Colantonio accetta l’invito e prende la Turris in teoria a costo zero, ma sobbarcandosi quasi 100 mila euro di debiti. Pendenze che poi si riveleranno maggiori del previsto, come dichiarato dallo stesso Colantonio, dato che anche calciatori che risultavano già “saldati” iniziano ad avanzare pretese economiche, oltre ad altre strutture ricettive come alberghi o ristoranti, che inviano richieste di pagamento alla Turris, minacciando tra l’altro azioni legali.

OBIETTIVO SALVEZZA - L’era Colantonio inizia a Manfredonia (con una vittoria): squadra giovane, costruita con risorse limitate per i motivi sopracitati e con l’obiettivo di raggiungere la salvezza, anche a costo di ottenerla con grande sofferenza. La guida della squadra è affidata a Roberto Carannante, pronto a rientrare nel giro dopo alcuni anni e ad accettare una sfida ostica ma stimolante. Nonostante le difficoltà iniziali, la Turris parte bene e nella prima fase della stagione è in linea con il cammino salvezza. Ma il nuovo corso Colantonio è turbato da una improvvisa penalizzazione (-6 poi diventata -4) per fatti risalenti ad anni precedenti, che peserà psicologicamente sulla squadra e determinerà una lenta ma graduale crisi di risultati.

LA DOPPIA RIVOLUZIONE - Col passare delle settimane la situazione si complica: i limiti della rosa emergono alla distanza, Colantonio freme ed iniziano i primi mugugni della piazza. Il presidente inizia a temere per il suo progetto giovane e chiama Costagliola come ds, il quale vorrà anche il fedelissimo mister Potenza con sé a tutti i costi, determinando di fatto l’esonero di Carannante dopo il ko di Gravina. Una scelta avventata, allorquando il lavoro del tecnico ex Gladiator lasciava comunque intravedere buoni margini per risollevarsi, a patto che ci fosse un adeguato rafforzamento della rosa. Come previsto, la scelta Potenza si rivela presto infelice, complice anche un feeling mai nato con la piazza. Il trainer napoletano non riesce ad invertire la rotta, nonostante una buona campagna acquisti con più di 10 innesti tra under ed over. La forte contestazione all’indirizzo del neo allenatore e di Costagliola, dopo la sconfitta interna col Taranto, è così veemente da suggerire un repentino dietrofront a Colantonio dopo sole 3 gare. Infatti il presidente torna sui suoi passi e richiama Carannante sulla panchina corallina, il quale ora avrà il compito di salvare una Turris sicuramente più attrezzata per la salvezza, ma comunque bisognosa di numeri importanti nel girone di ritorno per evitare il trappolone dei playout.