L'editoriale di Raffaella Ascione: "Una piazza da...riedificare"
Sta alla finestra ad aspettare, anche quest'estate. Aspetta, ma anche stavolta il puzzle appare di difficile composizione. Un'estate fotocopia insomma per chi, presente a dispetto di tutto e tutti oppure disertore, quel rosso corallo lo sente parte di sé. Una parte che ora però, forse ancor più che all'indomani dei rigori di Terni, ha bisogno d'esser rinvigorita e definitivamente rilanciata, perché la voglia di tornare protagonisti adesso s'impone. Ed intanto si sfoglia la margherita. Gaglione si, Gaglione no, ipotetiche cordate forse (no). In cantiere c'è la dodicesima stagione tra i dilettanti; una militanza che- per durata e rendimento- mortifica e quasi compensa quella storia che qualcuno ancora si ostina ad invocare e nella quale- più probabilmente e di sicuro comprensibilmente- sceglie di rifugiarsi. Il presente impone invece di fare i conti con una realtà che va ricostituita nelle sue componenti essenziali, perché, come recita quello striscione esposto nel centro cittadino, la Fc Turris 1944 manca davvero a troppi, a tutti.
Ipotesi Gaglione, la più concreta e realistica. Se il ciclo del presidente dovesse aver seguito- dalla ferma intenzione di mollare tutto al graduale ma esplicito ravvedimento- diversi sarebbero i campi d'intervento in cui il patron dovrebbe cimentarsi. Non c'è solo una guida tecnica da scegliere- od eventualmente confermare- con senno ed oculatezza, in un'ottica effettivamente programmatica, non ci sono solo un organico da allestire e dunque under da reclutare. Ci sarebbe anzitutto una piazza da cementare, di nuovo. Questa, di sicuro, l'impresa più ardua. Perché uno stadio senza il suo cuore pulsante in fondo non è uno stadio vero, vivo; quel quarto d'ora della gara contro il Martina ne è la prova lampante: si ripopolano e rianimano i distinti, e Vincenzo Cosa porta in vantaggio i suoi, i nostri. Ma il discorso non si limita al tifo organizzato, estendendosi piuttosto a tutti quei singoli che, frustrati e per certi versi feriti come se traditi, dalle gradinate si sono mestamente allontanati. Necessaria dunque, se l’assetto societario dovesse restare quello attuale, una presa di coscienza con tanto di mea culpa, da una parte come dall’altra; il rischio, altrimenti, sarebbe quello di restare impantanati. Ancora impantanati.
Certo, l'attuale contesto socio- economico avrà ora più che mai il suo peso, e se è vero come è vero che Rosario Gaglione resterà ancora solo alla guida del club, non essendo spuntato- ufficialmente almeno- il nome di nessuno disposto ad affiancarlo, allora l'unica via percorribile sarebbe quella di far leva sull'esperienza inevitabilmente acquisita. Perché investimenti ingenti- l'esempio Ischia è calzante, ma lo è anche, senza guardare troppo in là, il raffronto Cosa- Esposito- non conducono necessariamente al traguardo. L'esperienza dice piuttosto che tutto muove dall'organizzazione, dalla definizione e dal rispetto dei ruoli, dal confronto leale e produttivo, da una comunicazione improntata sulla più totale trasparenza; base imprescindibile, senza cui i soldoni sono spesi male, quasi sempre inutilmente. A Gaglione va dato atto d’aver sempre anteposto a tutto le esigenze di bilancio, un principio che fa della Turris una sorta di perla rara nel panorama dilettantistico e non, ma, risultati alla mano, è evidente che una politica del genere, da sola, non paga.
Le corazzate annunciate a gran voce e miseramente affondate, i play-off sfumati a Vallo della Lucania, la Coppa Italia festeggiata da un'altra maglia rossa, la Lega Pro rimasta un miraggio a soli undici metri di distanza, la beffa- ma neanche troppo- di Francavilla in Sinni, hanno ormai fatto il proprio tempo. Adesso i tempi devono cambiare, in un modo o nell'altro.
E se l'epoca Gaglione fosse al capolinea? Resta da capire quanto la Turris ispiri ancora senso di appartenenza, ma soprattutto quanto la pur martoriata classe imprenditoriale le sia rimasta sensibile per tenderle quella mano capace di farla rialzare dal fondo. E poi, ancora, acclarato che il titolo sarebbe ceduto a costo zero, quali sarebbero invece i costi da sostenere (per la gestione del comunale e la realizzazione del sintetico), da mettere in conto e da aggiungere quindi alle spese da destinare all'area tecnica? Intanto il tempo stringe, perché una stagione ad alti livelli comincia già a maggio.
Raffaella Ascione " Roma"
