AVVERSARIO DI COPPA- L'Arezzo perde a Scandicci
Che a Scandicci non sarebbe stato un pomeriggio facile, si è capito subito: in centoventi secondi Casini ha rischiato due volte e prima dell'intervallo l'Arezzo non ha mai impegnato il portiere Massaini. Mentre gli amaranto denotavano quasi indolenza, gli avversari aggredivano e alla fine, non per caso, l'hanno spuntata. Decisiva l'espulsione di Bianchini, un episodio controverso in cui l'attaccante ha comunque peccato d'ingenuità. Adesso la partita con il Sansepolcro rischia di diventare decisiva anche per il futuro dell'allenatore, che con la piazza non ha mai avuto grande feeling.
Che l'andazzo fosse balordo, si è capito dopo nemmeno centoventi secondi. In due minuti, i primi del match, Casini ha dovuto parare un tiro da fuori area e respingere un tapin ravvicinato di Morelli. Si è anche capito al volo che Pacioni a destra avrebbe ballato, visto che Disanto, classe ’94 e uno dei pochi under di rilievo del girone, da quella parte imperversava a suo piacimento. Non a caso la partita si è decisa lì, dove il muro amaranto ha ceduto fragorosamente. In pratica, l’Arezzo si è fatto gol da solo, anche se una squadra reduce da quattro risultati utili di fila non può presentarsi a Scandicci e approcciare il match in quel modo, ai limiti dell’indolenza. Ma questa è una tara che non si riesce a svellere da due anni.
2. Brachi aveva promesso che i suoi ci avrebbero messo agonismo, cattiveria e determinazione. E’ stato di parola e, pur senza tirare fuori dal cilindro chissà che, ha vinto una partita fondamentale, che per lo Scandicci può significare molto. Pure lui, come Bacis, si è lamentato delle condizioni del campo, che a questo punto quindi si può ufficialmente considerare un fattore ininfluente per l’economia della gara.
3. L’Arezzo la partita l’ha persa nel primo tempo. Massaini non si è sporcato i guanti nemmeno per sbaglio, Bianchini e Rubechini hanno concluso due volte a lato e poi stop. Poco furore, poca corsa, poca rabbia. Gli altri aggredivano di più, un gol di riffa o di raffa l’hanno trovato e dopo è chiaro che si sono messi dietro a non rischiare. La ripresa, tatticamente parlando, fa testo relativamente. Ma la sensazione è che lo Scandicci sia entrato in campo per giocarsi uno scontro salvezza, l’Arezzo un banale confronto diretto da centroclassifica.
4. Dopo le due vittorie di fila, qualcuno aveva preso a guardare la vetta della graduatoria, coltivando speranze di rimonta. Errore gravissimo. Qua prima si arriva a quota 40 e meglio è.
uno striscione dei tifosi a metà fra ironia e contestazione5. Il rosso a Bianchini, più del rigore non concesso a Rubechini, è l’episodio che ha stravolto la partita. Perché in undici contro undici, l’Arezzo qualche chance di rimonta l’avrebbe avuta lo stesso. E Bianchini, che adesso è in condizione, sulla mota e le pozzanghere avrebbe dato una mano fondamentale. Todi docet. Invece con l’uomo in meno e Martinez fuori per acciacchi, si è fatta dura. Lo Scandicci difendeva con otto/nove giocatori, come consigliava il buon senso. La superiorità numerica non si sarà vista nel possesso palla, ma nella copertura degli spazi sì. Gli amaranto non hanno mai trovato un buco, hanno avuto un predominio sterile e hanno perso. Non fa una grinza.
6. Sull’espulsione di Bianchini si potrebbe discutere un mese. Lui dice che si è solo divincolato con una spinta al petto di Visibelli, il quale invece è crollato nel fango con le mani al volto, come se fosse stato sgomitato o cazzottato. E’ il gioco delle parti. L’assistente Evandri, che così a lume di naso non ha visto un tubo, si è fidato di un movimento scorto con la coda dell’occhio e ha indotto Andreini a tirare fuori il rosso. Ingenuo Bianchini, anzi ingenuo tre volte: per il gesto incriminato, per il richiamo arbitrale che aveva già subito insieme a Salvadori dopo essersi accapigliati in seguito a un contrasto, per le proteste dopo una trattenuta in area su cui il direttore di gara ha sorvolato. Poi però Andreini ha fatto la somma e l’ha sbattuto fuori, con l’Arezzo che adesso ha il parco attaccanti dimezzato. Una follia.
7. Bacis è nell’occhio del ciclone. Con la piazza il feeling non è mai sbocciato, ma l’anno scorso i risultati (e spesso anche il gioco) erano comunque dalla sua. Adesso è diverso: le dieci partite della sua gestione hanno fruttato 11 punti, con una media praticamente identica a quella di Balbo, che ne aveva messi insieme 10 in nove giornate. Dopo una lunga serie di brutte prestazioni (quattro sconfitte nelle prime sette gare in panchina), per l’Arezzo di Bacis sembrava si fosse riaccesa la luce con le vittorie larghe ai danni di Pontevecchio e Pierantonio. Invece Scandicci, anche per le modalità del rovescio, rimette tutto in discussione. In mezzo c’è stato il mercato, condotto di comune accordo fra allenatore e De Nicola, e tutti, dalla dirigenza in giù, si aspettavano e si aspettano un cambio di passo. La fiducia nei confronti del mister, più volte ribadita dal capo dell’area tecnica, potrebbe essere minata se domenica non arrivassero segnali confortanti. Non sarà facile, considerando il valore del Sansepolcro e i mille assenti amaranto. Ma a tre mesi e mezzo dalla fine del campionato, l’Arezzo non può più sbagliare.
