Minerva racconta la trattativa fallita: “Giugliano non era così determinato a cedere...”

 di Nello Giannantonio  articolo letto 1535 volte
Minerva racconta la trattativa fallita: “Giugliano non era così determinato a cedere...”

La sensazione che si fosse irreparabilmente arenata anche l’ultima trattativa per la cessione della Turris, quella intavolata con la famiglia Minerva, era palpabile. La conferma arriva direttamente dalle parole di uno dei due fratelli di origini torresi, Alessandro, che personalmente è stato ricevuto martedì mattina dal presidente Giugliano a Marina di Stabia. “Incontrare Giugliano è stato anche piacevole, e mi riferisco alla simpatia della persona – riferisce l’imprenditore fratello di Guido Minerva –. Detto questo, non ho avuto però la sensazione che il presidente fosse realmente determinato a cedere la Turris e il discorso per me è finito là. I tempi sono già stretti, non si possono perdere ancora giorni preziosi solo per provare ad avere il contatto telefonico o un indirizzo e-mail del commercialista della Turris in modo da farlo mettere in contatto con il nostro. Le scelte, specie quelle di entrare nel mondo del calcio, devono essere ben ponderate, quindi io, mio fratello Guido e gli altri amici del gruppo volevamo essere ben sicuri di cosa stessimo andando a comprare e della effettiva esposizione debitoria del club. Da qui – prosegue Minerva - la richiesta di avere precise risposte da un professionista per iscritto e possibilmente in tempi brevi. Di tutta risposta, il presidente Giugliano ha tergiversato non fornendoci il contatto del commercialista e proponendo invece confronti documentali apparentemente più superficiali che hanno fatto arenare il discorso. Per il nostro modo di fare, non si conducono così le trattative. Abbiamo chiesto troppo? Non credo. Quanto invece alla richiesta economica avanzata dallo stesso Giugliano per la cessione della Turris è del tutto legittima, a mio parare, da parte di chi finora ha investito in una società di calcio e non avremmo avuto problemi ad assecondarla, magari limandola un pò. Il problema, ripeto, non è stata la buonuscita, ma l'aspetto documentale della società”.

Alessandro Minerva, con trasparenza, ripercorre poi dall’inizio la storia dell’interessamento del suo gruppo alla Turris: “Il primo contatto lo ebbi a Seiano con il direttore Vitaglione ed un amico comune, poi c’è stata la famosa cena con il sindaco Borriello ed il presidente delle giovanili Colantonio alla quale ho personalmente partecipato. Antonio è innanzitutto un imprenditore perbene, ci siamo confrontati, ma evidentemente non è scattata quella condivisione sul progetto in quanto a noi non piaceva una netta distinzione tra giovanili e prima squadra. Siamo rimasti comunque in buoni rapporti, con la promessa di riaggiornarci. Nel frattempo, nel suo successivo tentativo di rilevare la Turris insieme alla persona di Rosario Gaglione non siamo stati coinvolti. Sono passati altri giorni - prosegue Minerva - ed ho avuto altri contatti con amici di Torre del Greco vicini agli ambienti istituzionali, cui ho ribadito ancora la nostra massima disponibilità, ma sempre a patto di avere contatti con il fiscalista della Turris. Mi è stato risposto che avrei dovuto prima conoscere di persona il presidente Giugliano ed allora abbiamo combinato l’appuntamento a Castellammare, cui ha presenziato anche il consigliere comunale Pasquale Brancaccio. Evidentemente non è bastato... Sono trascorse però intanto settimane preziose. Dispiace - conclude Alessandro Minerva -. La Turris e i suoi tifosi meritano massimo rispetto. A me viene la pelle d'oca solo a pronunciare il nome Turris perché sono cresciuto a Torre del Greco e so che significa la squadra cittadina per i torresi. Spero che venga rappresentata degnamente da chi la guiderà in futuro".