Il Sole24ore: Gioco sporco nei campionati di periferia

Riciclaggio e combine non solo nelle serie maggiori - Alto rischio nella Lega Pro e fra i dilettanti
 di Nello Giannantonio  articolo letto 947 volte
Fonte: Roberto Galullo (da "Il Sole24ore" del 20.04.2017)
Il Sole24ore: Gioco sporco nei campionati di periferia

Se a tutto si può resistere tranne che alle tentazioni, Oscar Wilde, autore dell’aforisma, sarebbe oggi tra i pochissimi a non sorprendersi delle istigazioni a delinquere che offre il calcio globalizzato. Una seduzione continua per chi vuol fare trasformare uno degli sport più popolari del pianeta in una macchina da soldi, nella quale riciclaggio, combine e scommesse si intrecciano e abbracciano non solo il calcio professionistico ma anche quello dilettantistico e certamente non solo in Italia. Il 4 maggio 2016 la Polizia giudiziaria portoghese ed Europol hanno smantellato un’organizzazione criminale russa dedita al riciclaggio del denaro attraverso l’acquisto di squadre sull’orlo del fallimento. Anche l’Olanda si è accorta che il terreno è minato: il 13 gennaio scorso la Banca centrale ha pubblicato un report sui rischi finanziari nel mondo del calcio.
La posta in gioco. L’Italia, come ha fotografato il Report calcio 2016 della Figc, è sul podio per le scommesse ufficiali a livello mondiale. La sola serie A nella stagione 2014-2015 ha raccolto circa 20 miliardi (di cui 797 milioni in Italia), superata solo dalla Premier League(67 miliardi) e dalla Liga (40) e seguita dalla Bundesliga (13) e Ligue 1 francese(9). Gran parte delle puntate avviene fuori dai confini nazionali, dove oltretutto impazzano anche quelle dei bookmakers che sfuggono ai radar dell’ufficialità e di cui è dunque impossibile una stima.
Il trend delle scommesse, come dimostrano tutte le analisi finanziarie, è in ascesa non solo in Italia. Il presidente della Asociación del juego online en España, Sacha Michaud, ha detto che «nel 2016 la spesa effettiva al netto delle vincite derivante dalle scommesse sportive ha superato i 238 milioni, il 32% in più rispetto all’anno precedente, con le scommesse sportive che hanno rappresentato il 55% del totale delle puntate effettuate via internet, con sette milioni di giocatori attivi, il 41% in più rispetto al 2015». Nel 2020 il giro d’affari del calcio in Spagna, secondo le stime della Comisión de economía y finanzas del deporte, sarà di 15 miliardi, l’1,73% del Pil e il 21 febbraio di quest’anno il Collegio degli economisti (Cec) spagnolo ha evidenziato che il 20% delle formazioni è sponsorizzata da un operatore del gioco.
L’appetito viene mangiando. Una messe tale di denaro non può sfuggire agli appetiti delle organizzazioni criminali che, da decenni, stanno massicciamente investendo nel mondo globalizzato del calcio (club di proprietà, scoperta di talenti e procura di giocatori) e delle scommesse (con pacchetti chiavi in mano che vanno dalla raccolta alla installazione di punti gioco fino all'ampio spettro delle puntate nel rettangolo di gioco, che giungono persino al minuto della rimessa in fallo laterale o allo spegnimento improvviso dei riflettori). Se si aggiungono le relazioni dirette o indirette tra manager e ambienti malavitosi, le contaminazioni delle curve spesso finalizzate al traffico di droga e le infiltrazioni delle mafie nel mondo dei servizi alle squadre (fenomeni sui quali in Italia indaga da mesi la Commissione bicamerale antimafia), ecco che l’idea dell’accerchiamento è totale e totalizzante. Se, però, le infiltrazioni nelle serie maggiori è un dato di fatto disvelato soprattutto in Italia da diverse indagini giudiziarie, a preoccupare sono sempre di più le serie minori: nella stagione 2015 la lega Pro ha raccolto 116 milioni di scommesse e la serie D oltre 18.
In Italia gli atleti professionisti sono 12.211, mentre i dilettanti sono 388.954. Diventa dunque più facile inquinare una prateria, quale quella dei campetti di periferia, 32 volte più grande delle grandi piazze delle serie A e B o della stessa Lega Pro, che pure non sono o non sono state affatto immuni dai fenomeni del calcioscommesse. Anzi.
Lega Pro e dilettanti nel mirino. Basta leggere i comunicati stampa della Figc per rendersi conto della corona di spine sulla testa del dio pagano del pallone. L’ultimo è del 29 marzo 2017, quando i Monopoli di Stato hanno inviato al Viminale una segnalazione di gioco anomalo sulla partita Messina-Lecce (Lega Pro, girone C) sulla quale è stato registrato un flusso anomalo di scommesse. Il match, giocato a dicembre 2016, si è concluso con il successo per 3-0 dei salentini. Pochi giorni prima erano cominciate le perquisizioni a scommettitori e giocatori dell’Acr Messina. La Guardia di finanza ha acquisito materiale informatico nelle abitazioni private o nelle sedi delle agenzie di scommesse per verificare se ci sono stati contatti prima di quattro partite giocate tra dicembre 2015 e maggio 2016.
Non dimentichiamo mai che l’Italia è un tassello di un mosaico globalizzato. Il 3 aprile, dopo il 12-0 subito due giorni prima in terza divisione dall’Eldense (club di Elda, Alicante) contro il Barcellona B, il presidente della giunta dell’Eldense, David Aguilar, ha denunciato possibili irregolarità legate alle scommesse illegali, sospeso la squadra e chiesto un’inchiesta della Liga spagnola. Aguilar ha detto al quotidiano «El Pais» di avere presentato una denuncia contro un gruppo di investitori italiani, sospettati di avere truccato il risultato. Saranno gli sviluppi giudiziari a dire come stanno le cose ma intanto il 27 marzo la Figc ha reso note tre penalizzazioni in classifica per cinque società di Lega pro e una di serie D. Sono le ultime scaturite dall’indagine «Dirty soccer» (Calcio sporco) che la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro ha completato il 19 maggio 2015.
Il ruolo dei Paesi dell’Est e della Cina. Proprio quest’ultima indagine mette due punti fermi che vanno al di là della scontata lunga ombra delle mafie. Il primo è la sponda dei Paesi dell’Est e dell’Asia nel governo dei flussi finanziari. In un’intercettazione captata dalle microspie fatte piazzare dalla Dda di Catanzaro si legge: «Cioè… in Cina si può giocare pure dopo, si può giocare con una quota del genere, gli devi dire, se lui chiama in Kazakistan e gioca 5 mila, chiama in Russia gioca 3 o 4 mila, gioca in Serbia, basta che gioca 20 mila, con 20 mila di giocata vanno… piglia 500 mila euro… non c’è bisogno che gioca 100 mila in Russia gli devi dire... oppure gioca 100mila in Cina, basta giocare in due o tre posti diversi sta quota così...».
Il secondo punto fermo è che neppure il campionato di Eccellenza sfugge ormai alle brame criminali. Mentre Uefa e Figc (con le sue quattro leghe e tre associazioni) intensificano come mai formazione, vigilanza e prevenzione, a fare luce sull’escalation dei rischi ci pensa Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori. Il 4 aprile, in Commissione parlamentare antimafia, ha detto che «da qualche anno, purtroppo, sono quotate anche le partite di serie D. Ho scoperto la settimana scorsa, perché non lo sapevo neanch’io, che in alcune situazioni si possono quotare anche partite di Eccellenza. Sto parlando delle due categorie apicali del mondo dilettantistico». Tommasi ha lanciato un altro allarme sulla presentazione della certificazione antimafia da parte dei proprietari dei club professionistici, che riguarda chi acquista quote maggiori del 10%. «Chiunque partecipi a una società professionistica nella parte della proprietà - ha affermato Tommasi - indipendentemente dalla percentuale che detiene, deve produrre determinate garanzie e determinate certificazioni».
La partita del “calcio pulito” è appena iniziata e ha bisogno di un gioco corale a livello internazionale.