Processi, tribunali, fallimenti, riforma della Lega Pro. Ecco perché i play-off contano
Tanto tuonò che piovve. Annunciati e molto temuti, i deferimenti del procuratore federale Stefano Palazzi sono arrivati ieri sui tavoli delle redazioni. Al maxi processo sul calcio scommesse (ma dentro si sono anche risultati aggiustati e illeciti sportivi) che scatterà prima della fine del mese, e che si svolgerà dentro lo stadio Olimpico di Roma, dovranno presentarsi 22 società e 61 tesserati: un esercito di calciatori, allenatori, dirigenti e avvocati, con alle spalle migliaia di tifosi in fremente attesa. E non è finita qui, perché questo è solo il primo troncone dell’inchiesta, quello nato dalle indagini della Procura della Repubblica di Cremona. Ma gli inquirenti sono in moto da settimane anche a Napoli e Bari e in estate è previsto un secondo colpo d’accetta che dovrebbe coinvolgere in misura molto maggiore sia la serie B che la serie A.
Dal punto di vista penale, i tempi saranno piuttosto lunghi. Invece la giustizia sportiva, come sperimentò anche l’Arezzo nell’estate del 2006, deve fare in fretta. Per l’inizio della prossima stagione bisogna mettere a fuoco innocenti e non, con annesse assoluzioni e condanne. Le seconde, così a naso, saranno più numerose delle prime, anche perché in ambito sportivo vige l’inversione dell’onere della prova: gli accusati sono colpevoli se non riescono a dimostrare la loro estraneità ai fatti al di là di ogni ragionevole dubbio. Impresa improba, che all’Arezzo davanti ai giudici di Calciopoli non riuscì per niente. Risultato: -6 in classifica in serie B e una bella spinta verso la retrocessione.
Adesso nella stessa situazione si trovano in tanti. Non a caso i tifosi amaranto, un mese fa, piombarono a Milano proprio per dire no alla revisione della responsabilità oggettiva, che è una vera mannaia sulla testa dei club deferiti da Palazzi. Le sanzioni, nel caso di accertata colpevolezza, devono essere afflittive, quindi Atalanta, Novara, Rimini, Ravenna e gli altri, rischiano una penalizzazione o la retrocessione in categoria inferiore. L’Arezzo, in ossequio a questo principio, fu stangato di brutto. E la ruota gira per tutti.
Se a uno scenario del genere si aggiunge che nell’attuale Lega Pro, già falcidiata la scorsa estate da fallimenti e mancate iscrizioni, 27 società su 77 hanno giocato con la penalizzazione in classifica a causa di irregolarità amministrative, ne viene fuori un quadro a tinte fosche. L’ipotesi che da 77 si scenda anche più giù di 60, non è remota. E la riforma dei campionati, con la nuova serie C unica (tre gironi da 20 squadre), a quel punto diventerebbe un fatto compiuto.
Per questo Severini ha ribadito pure lunedì che ai play-off bisogna andarci per vincere. Perché se l’Arezzo arriva in fondo e matura un risultato sportivo da aggiungere al blasone, alla media spettatori degli ultimi anni, al bacino d’utenza, l’eventualità di un ripescaggio si farebbe meno nebulosa. Scommesse, fallimenti, organici da ridisegnare per intero, processi e tribunali, per una volta, potrebbero trasformarsi in alleati. Nessuno l’avrebbe mai detto ma nel calcio di oggi, purtroppo, la realtà supera la fantasia.
